| 1) Mantova 2) Verona 3) Bergamo 4) Firenze 5) Pisa 6) Casentino 7) Ferrara |
| Mantova
lega elementi storici del suo prestigioso passato con una
modernità che avvolge il visitatore tra cortesia e
accoglienza. Tempi di viaggio: Bergamo : Viaggio con autobus 1 ora e 30 minuti, aggiungendo 30 minuti per ogni eventuale sosta. Milano : Viaggio con autobus 2 ore, aggiungendo 30 minuti per ogni eventuale sosta. Ticket città con autobus: Si, per ulteriori informazioni cliccate qui Costo approssimativo ( Ticket): 25 euro giornalieri
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| Il Palazzo Te è un
edificio monumentale di Mantova. Costruito tra il 1524 e il 1534 su commissione di Federico II Gonzaga, è l'opera più celebre dell'architetto italiano Giulio Romano. Il complesso è oggi sede del museo civico e, dal 1990, del Centro Internazionale d'Arte e di Cultura di Palazzo Te che organizza mostre d'arte antica e moderna e d'architettura. |
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« un
poco di luogo da potervi andare e ridurvisi tal volta a desinare, o a
cena per ispasso »
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(Giorgio Vasari) |
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La zona risultava paludosa e lacustre, ma i Gonzaga la
fecero bonificare e Francesco II, padre di Federico II, la scelse come
luogo di addestramento dei suoi pregiatissimi e amatissimi cavalli
Morto il padre e divenuto signore di Mantova, Federico, decise di trasformare l’isoletta nel luogo dello svago e del riposo, e dei fastosi ricevimenti con gli ospiti più illustri, ove poter “sottrarsi” ai doveri istituzionali assieme alla sua amante Isabella Boschetti. Abituato com’era stato sin da bambino all’agio e alla raffinatezza delle ville romane, trovò ottimo realizzatore della sua idea di “isola felice” l’architetto pittore Giulio Romano ed alcuni suoi collaboratori tra cui Raffaellino del Colle con cui aveva lavorato a Roma al seguito di Raffaello. Da canto suo, Giulio Romano, trovò in Mantova e nel suo committente l’occasione migliore per dare sfogo al suo genio e alla sua fantasia, riadattando le scuderie già esistenti e inglobandole nella costruzione, alternando gli elementi architettonici a quelli naturali che la zona offriva, decorando sublimemente stanze e facciate. Il palazzo è un edificio a pianta quadrata
con al
centro un grande cortile quadrato anch'esso, un tempo decorato con un
labirinto, con quattro entrate sui quattro lati. L'entrata principale
verso la città è una loggia, la
cosiddetta Loggia Grande, all'esterno composta da
tre grandi arcate su pilastroni bugnati.
Sul lato ovest l'apertura è un vestibolo
quadrato,
con quattro colonne che lo dividono in tre navate. La volta della
navata centrale è a botte e le due laterali mostrano un
soffitto
piano (alla maniera dell' atrium descritto da Vitruvio e che tanto ebbe
successo nei palazzi italiani del Cinquecento).
Il palazzo ha proporzioni insolite: si presenta come
un
largo e
basso blocco, a un piano solo, la cui altezza è circa un
quarto
della
larghezza. Tutta la superficie esterna è trattata a bugnato
(comprese
le cornici delle finestre e delle porte) e presenta un ordine gigante
di paraste lisce doriche. Gli intercolumni variano secondo un ritmo
complesso.
Il cortile segue anch'esso un ordine dorico su colonne
di
marmo lasciate quasi grezze sormontate da una possente trabeazione
dorica che presenta su ogni intercolumnio sui lati est e ovest, un
triglifo che sembra scivolare verso il basso al centro di ogni
intercolumnio, come fosse un concio in chiave d'arco;
su questi due lati anche gli intercolumni, come all'esterno, non sono
tutti uguali. Questi dettagli spiazzano l'osservatore e danno una
sensazione di non finito all'insieme.
Pare che il palazzo fosse, in origine, dipinto anche
in esterno, , ma i colori sono scomparsi mentre rimangono gli affreschi
interni eseguiti dallo stesso Giulio Romano e da molti collaboratori.
Oltre agli affreschi le pareti erano arricchite da tendaggi e
applicazioni di cuoio dorate e argentate, le porte di legni intarsiati
e bronzi e i caminetti
costituiti di nobili marmi.
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| Arrigoni Srl: La sala dei Giganti è sotto ogni aspetto un insieme di sensazioni che nascono appena si varca la soglia, la bellezza e l'immensità di questa sala vi lascerà estasiati, la presenza di morbide panche vi permetterà di osservare con tranquillità ogni particolare della sala. Consigliatissima |
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| La Sala dei Giganti è una delle più note stanze affrescate all'interno del Palazzo Te, progettato a Mantova da Giulio Romano. |
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È stata realizzata fra il 1532 e il 1535.
È la sala maggiore dell'edificio. La caratteristica
più rilevante della
sala è che la pittura copre L'episodio riprende il mito della Gigantomachia, la
lotta dei Giganti
contro Giove, come narrato da Ovidio .
Rispetto al testo di Ovidio, dove i Giganti sono descritti come una
sorta di mostri dalle mille braccia, qui vengono rappresentati come
uomini. Accanto ai giganti sono rappresentate delle scimmie, assenti
nel testo di Ovidio. Secondo Guthmüller queste differenze
vanno
attribuite al testo usato da Giulio Romano, che non era la versione
originale ma una traduzione di Niccolò
degli Agostini, che aveva riportato un errore di
interpretazione del testo già presente in precedenza.Nella pittura di Giulio Romano troviamo lo stile del
maestro
Raffaello Sanzio però più maestosa ed imponente e
meno
raffinata.Secondo alcuni questo
affresco potrebbe rimandare alla vittoria di
Carlo V sui francesi, a memoria della visita che l'imperatore
aveva effettuato a Mantova poco tempo prima. |
| Arrigoni Srl: La sala dei Giganti è sotto ogni aspetto un insieme di sensazioni che nascono appena si varca la soglia, la bellezza e l'immensità di questa sala vi lascerà estasiati, la presenza di morbide panche vi permetterà di osservare con tranquillità ogni particolare della sala. Consigliatissima |
| La basilica concattedrale di Sant'Andrea è la più grande chiesa di Mantova. Opera fondamentale di Leon Battista Alberti nello sviluppo dell'architettura rinascimentale, venne completata molti anni dopo la morte dell'architetto, con modalità non sempre conformi ai progetti originali. |
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Storia
Edificata nel Medioevo in luogo di un monastero
benedettino (i
cui unici resti sono il campanile gotico e un lato del chiostro),
l'edificio venne rimaneggiato a partire dal 1472, su progetto di Leon
Battista Alberti, commissionato da Ludovico III Gonzaga.Lo scopo della nuova costruzione era quello di
accogliere i
pellegrini che giungevano durante la festa dell'Ascensione durante la
quale veniva venerata una fiala contenente quello che si ritiene il
"Preziosissimo Sangue di Cristo" portato a Mantova, secondo la
tradizione, dal centurione Longino. La reliquia, molto venerata a
partire dal Rinascimento e portata in processione per le vie della
città il Venerdì Santo, è oggi
conservata proprio
nei Sacri Vasi custoditi all'interno dell'altare situato nella cripta
della basilica.
Alberti fornì un modello ligneo che
servì a Luca Fancelli
in fase di realizzazione. I lavori iniziarono nel 1472, ma la
costruzione rimase a lungo incompiuta, tanto che per il completamento
si dovette aspettare fino al XVIII secolo. La facciata risultava
completata nel 1488 comunque molto dopo la morte di Alberti nel 1472.
Questioni storiografiche molto dibattute sono pertanto sia la
ricostruzione del progetto originario di Alberti, sia la
fedeltà di
quanto realizzato a tale progetto. Alcuni studiosi attribuiscono ad
Alberti lo schema generale e la facciata ma non la definizione dei
particolari, mentre altri affermano che quanto costruito nel XV secolo
e in particolare fino alla morte del committente nel 1478, corrisponda
al progetto albertiano[1]. |
| Arrigoni Srl:La basilica merita una visita, la vista esterna non rispecchia la grandezza di questa splendida chiesa, i cui dettagli non hanno nulla da invidiare alle arti decorative di PalazzoTe e quello Ducale, se presenti i volontari, in cambio di una piccola offerta vi verrà data l'opportunità di visitare la cripta. Consigliatissima |
| Tempi di
viaggio: Bergamo : Viaggio con autobus 1 ora e 30
minuti, aggiungendo 30 minuti per ogni eventuale sosta. Milano : Viaggio con autobus 2 ore, aggiungendo 30 minuti per ogni eventuale sosta. Ticket città con autobus: Si, per ulteriori informazioni cliccate qui Costo approssimativo ( Ticket): 30 euro giornalieri
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L'Arena di Verona è un anfiteatro romano situato nel centro storico di Verona, icona della città veneta assieme alle figure di Romeo e Giulietta. Si tratta di uno dei grandi fabbricati che hanno caratterizzato l'architettura ludica romana.[1] Durante il periodo estivo viene utilizzato per il celebre festival lirico e vi fanno tappa numerosi cantanti e band. |
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La mancanza di fonti scritte circa l'inaugurazione
dell'anfiteatro
rende molto difficile fornire una cronologia sicura, tanto che in
passato, da diversi studi, sono emerse date molto differenti, un
periodo di tempo che va dal I al III secolo, anche se ormai è
dimostrato che non può essere stato costruito dopo il I secolo.
Lo storico Pirro Marconi propendeva in particolare per la costruzione
tra il secondo ed il terzo decennio del I secolo, cioè tra la
fine del
periodo augusteo e l'inizio di quello tiberiano, mentre più
recentemente Luigi Beschi propendeva per la metà dello stesso
secolo.[2]Per datare l'Arena la si può confrontare con l'anfiteatro di Pola,
dato che quest'ultimo è il più simile a quello veronese, sia per
l'aspetto stilistico che per quello tecnico, ed inoltre appartiene alla
stessa area geografica e culturale: le somiglianze sono tali da far
pensare che i due siano opera dello stesso architetto e delle stesse
maestranze.[2]
Per l'anfiteatro di Pola in genere la costruzione viene datata nel
periodo augusteo, per cui è probabile che l'Arena sia stata realizzata
all'incirca negli stessi anni.Altri elementi per una datazione vengono forniti dalla testa di un
gladiatore a grandezza naturale, realizzata in tufo: la testa è
racchiusa in un elmo
nel quale si aprono due fori rotondi, dai quali si intravedono gli
occhi. La celata è costituita da due parti che si uniscono esattamente
nella metà del viso: queste paragnatidi partono all'altezza delle
orecchie abbastanza sottili ma si ampliano fino a coprire tutto il
viso, tranne gli occhi. Esse sembrano tenute insieme tramite due
corregge incrociate sotto il mento. Questo tipo di elmo si diffonde
alla fine dell'età augustea, ovvero circa tra il 10 ed il 20 d.C., e già dopo il 40
questo tipo di elmo si modifica ancora: questo riduce l'arco di tempo
in cui può essere stato costruito l'anfiteatro, tra la fine del regno
di Augusto fino all'inizio di quello di Claudio.
Considerando che le statue venivano realizzate alla fine della
costruzione dell'edificio si può supporre che l'Arena fosse già
completa verso il 30 d.C.,[3]
come conferma lo storico Pirro Marconi. Oltre all'elmo anche altre
decorazioni sembrano portare a questo periodo la datazione della
costruzione dell'anfiteatro.
Spettacoli La caccia dei tori è all'inizio dell'Ottocento ancora popolare, tanto che mostra di gradirla pure Napoleone Bonaparte, che la ammirò il 15 giugno del 1805. Più tardi, lo stesso anno, l'Arena venne utilizzata come campo di concentramento per i prigionieri austriaci, che demolirono il palco per le commedie per farne legna da ardere. Nel novembre 1807 Napoleone, che era nuovamente a Verona, andò a vedere i momenti iniziali di un'altra caccia dei tori.[44]Il 24 novembre 1822, conclusosi il congresso di Verona, si tenne nell'Arena una grande coreografia con preludio lirico. Il testo, intitolato La Santa Alleanza, fu opera di Gaetano Rossini mentre la musica venne composta da Gioachino Rossini, che diresse la sua esecuzione: all'inizio dello spettacolo il Fato con un cenno faceva apparire da quattro direzioni quattro carri, di Minerva (circondata dalle raffigurazioni allegoriche delle arti, dell'abbondanza e della felicità), di Cerere (circondata dalle ninfe e dal commercio), di Nettuno (con i geni marittimi) e di Marte (circondato dalla forza, dal valore e da guerrieri). Venivano eseguite contemporaneamente quattro diverse danze mentre i carri giravano in circolo, in modo che tutti gli spettatori potessero assistere allo spettacolo. L'ultimo quadro era formato da un'esibizione d'insieme attorno alla statua della Concordia.[45]
Nell'Ottocento furono molto apprezzate la gare di equitazione
e le gare velocipedistiche, gli spettacoli di ascensione con aerostato,
gli esercizi ginnici acrobatici, la commedia e il gioco della tombola:
le più celebri quella del 1838 a cui partecipò anche
l'imperatore Ferdinando I,
quando la parte più bella dello spettacolo si ebbe con
l'apertura di
migliaia di ombrelli di tutti i colori per un acquazzone, e quella del
1857 a cui partecipò l'imperatore Francesco Giuseppe, che
assistette al popolarissimo spettacolo con l'estrazione della tombola e
dell'albero della cuccagna. La musica di Gioachino Rossini tornò
nell'Arena solo il 31 luglio 1842 dopo che dieci giorni prima aveva
avuto successo nel teatro Filarmonico. La prima stagione lirica si ebbe
però nel 1856 quando furono eseguiti Il Casino di Campagna e La fanciulla di Gand di Pietro Lenotti e Le convenienza teatrali e I pazzi per progetto
di Gaetano Donizetti. L'Arena si preparava ad assolvere pure compiti
civili, come il 16 novembre 1866, quando vi si tenne la festa per
l'annessione del Veneto al regno d'Italia alla presenza di Vittorio
Emanuele II.
Dopo il 1866 Verona rimase città militare, ma l'esercito si
mostrò più
vicino al popolo, tenendo a volte nel monumento lo spettacolo del
carosello. Inoltre la prima domenica di giugno per la festa dello
statuto albertino si teneva uno spettacolo pirotecnico.[46]
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| Arrigoni Srl: Il luogo cardine di Verona, un monumento che attrae visitatori da tutto il mondo. Assistere ad una delle tante manifestazioni tenute all'Arena è una di quelle esprienze indimenticabili |
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| La casa di Giulietta è un palazzo medievale di Verona, situato in via Cappello, a poca distanza dalla centrale piazza delle Erbe. |
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La tragedia di Giulietta e Romeo ha trovato a Verona addirittura dei riscontri, e la fantasia ha mescolato leggenda e realtà, tanto che sono stati riconosciuti vari luoghi in cui si sarebbe svolta la vicenda narrata da Shakespeare. Sono esistite effettivamente due famiglie di nome Montecchi e Capuleti (il nome esatto è però Cappelletti): dei Cappelletti si ha conoscenza della loro presenza fino agli anni della permanenza di Dante a Verona, nella attuale casa di Giulietta, ubicata in prossimità di piazza Erbe, dove la loro presenza è testimoniata dallo stemma del cappello sulla chiave di volta dell'arco di entrata al cortile della casa. I Montecchi, importanti mercanti ghibellini veronesi, furono veramente coinvolti in lotte sanguinose per il controllo del potere a Verona, in particolare con la famiglia guelfa dei Sambonifacio, ma non si hanno notizie di rivalità con i Cappelletti.[1] I Montecchi e i Cappelletti vengono citati anche da Dante nella Divina Commedia (esattamente nel canto VI del purgatorio, versi 105-106-107). La casa di Giulietta divenne nel XIV secolo un hospitium a Capello, e la nuova famiglia Capello che vi risiedeva (e che prese probabilmente il nome dal luogo in cui abitavano) risulta aver esercitato il mestiere di speciari (cioè farmacisti) ancora alla fine del XV secolo. Dal XVII al XIX secolo divenne uno stallo con albergo (di pessima qualità, vista la citazione che pare ne abbia fatto Dickens). Solo la torre d'ingresso risale al XIII secolo, anche se ha subito innumerevoli trasformazioni, compresi gli altri edifici che si affacciano sul cortile. Sfruttamento turisticoIl sito è uno dei maggiori attrattori per i turisti che visitano Verona. Tale attenzione rende spesso molto affollato il cortile della casa sul quale oltretutto sono stati aperti dei negozi di ricordini per turisti. L'andito che dà accesso al cortile è interamente ricoperto di graffiti e biglietti a tematica amorosa lasciati dai visitatori più giovani |
| Arrigoni Srl: Uno dei luoghi più confusionari di Verona, nonchè più visitati. Consigliato per i più giovani. |
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| La struttura, inizialmente chiamata Palazzo Vecchio, è situata nella Città Alta, ovvero nella parte racchiusa tra le Mura Venete. Posta frontalmente a Palazzo Nuovo, sede della Biblioteca Civica Angelo Mai, e lateralmente sia al Palazzo del Podestà che alla Torre Civica (conosciuta anche come Campanone), delimita il lato sud-occidentale di Piazza Vecchia, che per secoli è stata il centro politico della città orobica. |
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Il palazzo venne edificato al termine del XII secolo, tra il 1183 (data in cui venne siglata la pace di Costanza) ed il 1198, epoca in cui cominciarono a svilupparsi le prime realtà comunali all’interno del Sacro Romano Impero. Anche Bergamo non fu da meno, tanto da dotarsi di questo palazzo comunale citato come Palatium Comunis Pergami in documenti del 1198, che di fatto lo rendono il più antico palazzo comunale italiano [1]. L’edificio mantenne il ruolo di centro politico cittadino anche al termine dell’epoca comunale quando, con l’arrivo della Repubblica di Venezia nella seconda metà del XV secolo, venne ribattezzato Palazzo della Ragione e fu utilizzato come sede delle assemblee consiliari cittadine. Nel 1513 la struttura fu danneggiata da un incendio, venendo prontamente restaurata seguendo un progetto realizzato da Pietro Isabello. Anche al termine della dominazione della Serenissima, alla quale subentrò nel 1797 la napoleonica Repubblica Cisalpina, il palazzo mantenne le prerogative di centro politico cittadino. La decadenza istituzionale si verificò a partire dalla metà del XIX secolo quando né la dominazione austriaca né il neonato Regno d’Italia garantirono alla struttura un ruolo di rilievo. Soltanto a partire dalla seconda metà del XX secolo l’edificio venne coinvolto in un progetto di rivalutazione in chiave turistica, che ne ha permesso il ritorno agli antichi fasti. |
| Arrigoni Srl: Il punto cardine di Città Alta, un area di ampio respiro dopo una passeggiata nelle strette vie del borgo. particolare la fontana che si trova al centro della piazza, tra il Palazzo Vecchio e la biblioteca Angelo Mai |
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La Basilica di Santa Maria Maggiore è una chiesa che si trova a Bergamo Alta, in piazza del Duomo. Edificata nella seconda metà del XII secolo, l'esterno conserva le linee architettoniche romanico-lombarde originarie, mentre l'interno è decorato in stile barocco (1500 e 1600). |
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La basilica è caratterizzata dalla mancanza di un ingresso centrale e della
facciata, infatti questa è cieca in quanto faceva parete unica con l'antico
palazzo vescovile. I quattro accessi alla chiesa sono tutti laterali. |