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Questa lista di città, sparse sul territorio italiano sono da sempre tra le mete preferite dai turisti.
Tale pagina, puramente informativa, ha come scopo quello di consigliarvi nella programmazione di
viaggi privati o tramite il supporto  di un Agenzia Viaggi.






 1) Mantova

2) Verona

3) Bergamo

4) Firenze

5) Pisa

6) Casentino

7) Ferrara



                                                                        Lista in aggiornamento: 21/03/2011  Prossimo inserimento Firenze.





 1) Mantova

Mantova lega elementi storici del suo prestigioso passato con una modernità che avvolge il visitatore tra cortesia e accoglienza.
Tempi di viaggio: Bergamo :  Viaggio con autobus  1 ora e 30 minuti, aggiungendo 30 minuti per ogni eventuale sosta.
                  Milano  :  Viaggio con autobus  2 ore, aggiungendo 30 minuti per ogni eventuale sosta.
Ticket città con autobus: Si, per ulteriori informazioni cliccate qui
Costo approssimativo ( Ticket): 25 euro giornalieri
Luoghi da visitare: Usufruendo di un autobus si ha la possibilità di poter visitare tranquillamente la città potento contare su parcheggi ben distribuiti sul territorio, il primo luogo consigliato per una visita è sicuramente Palazzo Te

1°) Visita al Palazzo Te

2°) Pranzo presso uno dei ristoranti di Mantova, o al sacco usufruendo del parco adiacente il palazzo Te
) Visita del Palazzo Ducale, Duomo e della basilica di Sant'Andrea

Palazzo Te

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. 
Palazzo Te

Il Palazzo Te è un edificio monumentale di Mantova.

Costruito tra il 1524 e il 1534 su commissione di Federico II Gonzaga, è l'opera più celebre dell'architetto italiano Giulio Romano. Il complesso è oggi sede del museo civico e, dal 1990, del Centro Internazionale d'Arte e di Cultura di Palazzo Te che organizza mostre d'arte antica e moderna e d'architettura.


« un poco di luogo da potervi andare e ridurvisi tal volta a desinare, o a cena per ispasso »
(Giorgio Vasari)


La zona risultava paludosa e lacustre, ma i Gonzaga la fecero bonificare e Francesco II, padre di Federico II, la scelse come luogo di addestramento dei suoi pregiatissimi e amatissimi cavalli
Morto il padre e divenuto signore di Mantova, Federico, decise di trasformare l’isoletta nel luogo dello svago e del riposo, e dei fastosi ricevimenti con gli ospiti più illustri, ove poter “sottrarsi” ai doveri istituzionali assieme alla sua amante Isabella Boschetti. Abituato com’era stato sin da bambino all’agio e alla raffinatezza delle ville romane, trovò ottimo realizzatore della sua idea di “isola felice” l’architetto pittore Giulio Romano ed alcuni suoi collaboratori tra cui Raffaellino del Colle con cui aveva lavorato a Roma al seguito di Raffaello. Da canto suo, Giulio Romano, trovò in Mantova e nel suo committente l’occasione migliore per dare sfogo al suo genio e alla sua fantasia, riadattando le scuderie già esistenti e inglobandole nella costruzione, alternando gli elementi architettonici a quelli naturali che la zona offriva, decorando sublimemente stanze e facciate.

Il palazzo è un edificio a pianta quadrata con al centro un grande cortile quadrato anch'esso, un tempo decorato con un labirinto, con quattro entrate sui quattro lati. L'entrata principale verso la città è una loggia, la cosiddetta Loggia Grande, all'esterno composta da tre grandi arcate su pilastroni bugnati. [senza fonte]








      
Sul lato ovest l'apertura è un vestibolo quadrato, con quattro colonne che lo dividono in tre navate. La volta della navata centrale è a botte e le due laterali mostrano un soffitto piano (alla maniera dell' atrium descritto da Vitruvio e che tanto ebbe successo nei palazzi italiani del Cinquecento).

Il palazzo ha proporzioni insolite: si presenta come un largo e basso blocco, a un piano solo, la cui altezza è circa un quarto della larghezza. Tutta la superficie esterna è trattata a bugnato (comprese le cornici delle finestre e delle porte) e presenta un ordine gigante di paraste lisce doriche. Gli intercolumni variano secondo un ritmo complesso.








      
Il cortile segue anch'esso un ordine dorico su colonne di marmo lasciate quasi grezze sormontate da una possente trabeazione dorica che presenta su ogni intercolumnio sui lati est e ovest, un triglifo che sembra scivolare verso il basso al centro di ogni intercolumnio, come fosse un concio in chiave d'arco; su questi due lati anche gli intercolumni, come all'esterno, non sono tutti uguali. Questi dettagli spiazzano l'osservatore e danno una sensazione di non finito all'insieme.








      
Pare che il palazzo fosse, in origine, dipinto anche in esterno, , ma i colori sono scomparsi mentre rimangono gli affreschi interni eseguiti dallo stesso Giulio Romano e da molti collaboratori. Oltre agli affreschi le pareti erano arricchite da tendaggi e applicazioni di cuoio dorate e argentate, le porte di legni intarsiati e bronzi e i caminetti costituiti di nobili marmi.


Arrigoni Srl: La sala dei Giganti è sotto ogni aspetto un insieme di sensazioni che nascono appena si varca la soglia, la bellezza e l'immensità di questa sala vi lascerà estasiati, la presenza di morbide panche vi permetterà di osservare con tranquillità ogni particolare della sala. Consigliatissima


Sala dei Giganti
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Sala dei Giganti

             .
La Sala dei Giganti è una delle più note stanze affrescate all'interno del Palazzo Te, progettato a Mantova da Giulio Romano.

È stata realizzata fra il 1532 e il 1535. È la sala maggiore dell'edificio. La caratteristica più rilevante della sala è che la pittura copre
completamente ed ininterrottamente tutte la superfici disponibili: un unico affresco che pone lo spettatore al centro dell'evento narrato nel dipinto. La sala si presenta a base quadrata sovrastata da un soffitto a cupola. Nella cupola è rappresentato Giove che, con un fascio di fulmini, sconfigge i Giganti, ritratti a partire dal pavimento mentre stanno cercando di ascendere all'Olimpo.

L'episodio riprende il mito della Gigantomachia, la lotta dei Giganti contro Giove, come narrato da Ovidio . Rispetto al testo di Ovidio, dove i Giganti sono descritti come una sorta di mostri dalle mille braccia, qui vengono rappresentati come uomini. Accanto ai giganti sono rappresentate delle scimmie, assenti nel testo di Ovidio. Secondo Guthmüller queste differenze vanno attribuite al testo usato da Giulio Romano, che non era la versione originale ma una traduzione di Niccolò degli Agostini, che aveva riportato un errore di interpretazione del testo già presente in precedenza.Nella pittura di Giulio Romano troviamo lo stile del maestro Raffaello Sanzio però più maestosa ed imponente e meno raffinata.Secondo alcuni questo affresco potrebbe rimandare alla vittoria di Carlo V sui francesi, a memoria della visita che l'imperatore aveva effettuato a Mantova poco tempo prima.


Arrigoni Srl: La sala dei Giganti è sotto ogni aspetto un insieme di sensazioni che nascono appena si varca la soglia, la bellezza e l'immensità di questa sala vi lascerà estasiati, la presenza di morbide panche vi permetterà di osservare con tranquillità ogni particolare della sala. Consigliatissima

Basilica di Sant'Andrea

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Basilica


La basilica concattedrale di Sant'Andrea è la più grande chiesa di Mantova. Opera fondamentale di Leon Battista Alberti nello sviluppo dell'architettura rinascimentale, venne completata molti anni dopo la morte dell'architetto, con modalità non sempre conformi ai progetti originali.

Storia

Edificata nel Medioevo in luogo di un monastero benedettino (i cui unici resti sono il campanile gotico e un lato del chiostro), l'edificio venne rimaneggiato a partire dal 1472, su progetto di Leon Battista Alberti, commissionato da Ludovico III Gonzaga.Lo scopo della nuova costruzione era quello di accogliere i pellegrini che giungevano durante la festa dell'Ascensione durante la quale veniva venerata una fiala contenente quello che si ritiene il "Preziosissimo Sangue di Cristo" portato a Mantova, secondo la tradizione, dal centurione Longino. La reliquia, molto venerata a partire dal Rinascimento e portata in processione per le vie della città il Venerdì Santo, è oggi conservata proprio nei Sacri Vasi custoditi all'interno dell'altare situato nella cripta della basilica.

Alberti fornì un modello ligneo che servì a Luca Fancelli in fase di realizzazione. I lavori iniziarono nel 1472, ma la costruzione rimase a lungo incompiuta, tanto che per il completamento si dovette aspettare fino al XVIII secolo. La facciata risultava completata nel 1488 comunque molto dopo la morte di Alberti nel 1472. Questioni storiografiche molto dibattute sono pertanto sia la ricostruzione del progetto originario di Alberti, sia la fedeltà di quanto realizzato a tale progetto. Alcuni studiosi attribuiscono ad Alberti lo schema generale e la facciata ma non la definizione dei particolari, mentre altri affermano che quanto costruito nel XV secolo e in particolare fino alla morte del committente nel 1478, corrisponda al progetto albertiano[1].
La cupola fu aggiunta nel 1732 da Filippo Juvarra, che si ispirò a quella borrominiana della basilica di Sant'Andrea delle Fratte.


Arrigoni Srl:La basilica merita una visita, la vista esterna non rispecchia la grandezza di questa splendida chiesa, i cui dettagli non hanno nulla da invidiare alle arti decorative di PalazzoTe e quello Ducale, se presenti i volontari, in cambio di una piccola offerta vi verrà data l'opportunità di visitare la cripta. Consigliatissima



2) Verona

Tempi di viaggio: Bergamo :  Viaggio con autobus  1 ora e 30 minuti, aggiungendo 30 minuti per ogni eventuale sosta.
                  Milano  :  Viaggio con autobus  2 ore, aggiungendo 30 minuti per ogni eventuale sosta.
Ticket città con autobus: Si, per ulteriori informazioni cliccate qui
Costo approssimativo ( Ticket): 30 euro giornalieri
Luoghi da visitare: Verona e' nota  per la bellezza ed importanza delle sue chiese,alcune delle quali conservano capolavori insigni., gli interni sono riccamente decorati.
L'arena è uno dei monumenti più visitati progettata e costruita dai Romani. L'architettura della città si divide in due periodi ben distinti, quello romano, e quello medievale, che ruota attorno a Piazza delle Erbe


1) Visita all'Arena
2) Dall'Arena v'è la possibilità di visitare CastlelVecchio, insigne edificio  o spostarsi verso Piazza delle Erbe, qui una delle visite obbligatorie è sicuramente la casa di Giulietta.



Arena di verona

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Arena


L'Arena di Verona è un anfiteatro romano situato nel centro storico di Verona, icona della città veneta assieme alle figure di Romeo e Giulietta. Si tratta di uno dei grandi fabbricati che hanno caratterizzato l'architettura ludica romana.[1]

Durante il periodo estivo viene utilizzato per il celebre festival lirico e vi fanno tappa numerosi cantanti e band.


La mancanza di fonti scritte circa l'inaugurazione dell'anfiteatro rende molto difficile fornire una cronologia sicura, tanto che in passato, da diversi studi, sono emerse date molto differenti, un periodo di tempo che va dal I al III secolo, anche se ormai è dimostrato che non può essere stato costruito dopo il I secolo. Lo storico Pirro Marconi propendeva in particolare per la costruzione tra il secondo ed il terzo decennio del I secolo, cioè tra la fine del periodo augusteo e l'inizio di quello tiberiano, mentre più recentemente Luigi Beschi propendeva per la metà dello stesso secolo.[2]Per datare l'Arena la si può confrontare con l'anfiteatro di Pola, dato che quest'ultimo è il più simile a quello veronese, sia per l'aspetto stilistico che per quello tecnico, ed inoltre appartiene alla stessa area geografica e culturale: le somiglianze sono tali da far pensare che i due siano opera dello stesso architetto e delle stesse maestranze.[2] Per l'anfiteatro di Pola in genere la costruzione viene datata nel periodo augusteo, per cui è probabile che l'Arena sia stata realizzata all'incirca negli stessi anni.Altri elementi per una datazione vengono forniti dalla testa di un gladiatore a grandezza naturale, realizzata in tufo: la testa è racchiusa in un elmo nel quale si aprono due fori rotondi, dai quali si intravedono gli occhi. La celata è costituita da due parti che si uniscono esattamente nella metà del viso: queste paragnatidi partono all'altezza delle orecchie abbastanza sottili ma si ampliano fino a coprire tutto il viso, tranne gli occhi. Esse sembrano tenute insieme tramite due corregge incrociate sotto il mento. Questo tipo di elmo si diffonde alla fine dell'età augustea, ovvero circa tra il 10 ed il 20 d.C., e già dopo il 40 questo tipo di elmo si modifica ancora: questo riduce l'arco di tempo in cui può essere stato costruito l'anfiteatro, tra la fine del regno di Augusto fino all'inizio di quello di Claudio. Considerando che le statue venivano realizzate alla fine della costruzione dell'edificio si può supporre che l'Arena fosse già completa verso il 30 d.C.,[3] come conferma lo storico Pirro Marconi. Oltre all'elmo anche altre decorazioni sembrano portare a questo periodo la datazione della costruzione dell'anfiteatro.

Spettacoli

La caccia dei tori è all'inizio dell'Ottocento ancora popolare, tanto che mostra di gradirla pure Napoleone Bonaparte, che la ammirò il 15 giugno del 1805. Più tardi, lo stesso anno, l'Arena venne utilizzata come campo di concentramento per i prigionieri austriaci, che demolirono il palco per le commedie per farne legna da ardere. Nel novembre 1807 Napoleone, che era nuovamente a Verona, andò a vedere i momenti iniziali di un'altra caccia dei tori.[44]Il 24 novembre 1822, conclusosi il congresso di Verona, si tenne nell'Arena una grande coreografia con preludio lirico. Il testo, intitolato La Santa Alleanza, fu opera di Gaetano Rossini mentre la musica venne composta da Gioachino Rossini, che diresse la sua esecuzione: all'inizio dello spettacolo il Fato con un cenno faceva apparire da quattro direzioni quattro carri, di Minerva (circondata dalle raffigurazioni allegoriche delle arti, dell'abbondanza e della felicità), di Cerere (circondata dalle ninfe e dal commercio), di Nettuno (con i geni marittimi) e di Marte (circondato dalla forza, dal valore e da guerrieri). Venivano eseguite contemporaneamente quattro diverse danze mentre i carri giravano in circolo, in modo che tutti gli spettatori potessero assistere allo spettacolo. L'ultimo quadro era formato da un'esibizione d'insieme attorno alla statua della Concordia.[45]

Nell'Ottocento furono molto apprezzate la gare di equitazione e le gare velocipedistiche, gli spettacoli di ascensione con aerostato, gli esercizi ginnici acrobatici, la commedia e il gioco della tombola: le più celebri quella del 1838 a cui partecipò anche l'imperatore Ferdinando I, quando la parte più bella dello spettacolo si ebbe con l'apertura di migliaia di ombrelli di tutti i colori per un acquazzone, e quella del 1857 a cui partecipò l'imperatore Francesco Giuseppe, che assistette al popolarissimo spettacolo con l'estrazione della tombola e dell'albero della cuccagna. La musica di Gioachino Rossini tornò nell'Arena solo il 31 luglio 1842 dopo che dieci giorni prima aveva avuto successo nel teatro Filarmonico. La prima stagione lirica si ebbe però nel 1856 quando furono eseguiti Il Casino di Campagna e La fanciulla di Gand di Pietro Lenotti e Le convenienza teatrali e I pazzi per progetto di Gaetano Donizetti. L'Arena si preparava ad assolvere pure compiti civili, come il 16 novembre 1866, quando vi si tenne la festa per l'annessione del Veneto al regno d'Italia alla presenza di Vittorio Emanuele II. Dopo il 1866 Verona rimase città militare, ma l'esercito si mostrò più vicino al popolo, tenendo a volte nel monumento lo spettacolo del carosello. Inoltre la prima domenica di giugno per la festa dello statuto albertino si teneva uno spettacolo pirotecnico.[46]

Arrigoni Srl: Il luogo cardine di Verona, un monumento che attrae visitatori da tutto il mondo. Assistere ad una delle tante manifestazioni tenute all'Arena  è una di quelle esprienze indimenticabili


Casa di Giulietta
 
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Casa di Giulietta

La casa di Giulietta è un palazzo medievale di Verona, situato in via Cappello, a poca distanza dalla centrale piazza delle Erbe.

La tragedia di Giulietta e Romeo ha trovato a Verona addirittura dei riscontri, e la fantasia ha mescolato leggenda e realtà, tanto che sono stati riconosciuti vari luoghi in cui si sarebbe svolta la vicenda narrata da Shakespeare. Sono esistite effettivamente due famiglie di nome Montecchi e Capuleti (il nome esatto è però Cappelletti): dei Cappelletti si ha conoscenza della loro presenza fino agli anni della permanenza di Dante a Verona, nella attuale casa di Giulietta, ubicata in prossimità di piazza Erbe, dove la loro presenza è testimoniata dallo stemma del cappello sulla chiave di volta dell'arco di entrata al cortile della casa. I Montecchi, importanti mercanti ghibellini veronesi, furono veramente coinvolti in lotte sanguinose per il controllo del potere a Verona, in particolare con la famiglia guelfa dei Sambonifacio, ma non si hanno notizie di rivalità con i Cappelletti.[1] I Montecchi e i Cappelletti vengono citati anche da Dante nella Divina Commedia (esattamente nel canto VI del purgatorio, versi 105-106-107).

La casa di Giulietta divenne nel XIV secolo un hospitium a Capello, e la nuova famiglia Capello che vi risiedeva (e che prese probabilmente il nome dal luogo in cui abitavano) risulta aver esercitato il mestiere di speciari (cioè farmacisti) ancora alla fine del XV secolo. Dal XVII al XIX secolo divenne uno stallo con albergo (di pessima qualità, vista la citazione che pare ne abbia fatto Dickens). Solo la torre d'ingresso risale al XIII secolo, anche se ha subito innumerevoli trasformazioni, compresi gli altri edifici che si affacciano sul cortile.

Sfruttamento turistico

Il sito è uno dei maggiori attrattori per i turisti che visitano Verona. Tale attenzione rende spesso molto affollato il cortile della casa sul quale oltretutto sono stati aperti dei negozi di ricordini per turisti. L'andito che dà accesso al cortile è interamente ricoperto di graffiti e biglietti a tematica amorosa lasciati dai visitatori più giovani



Arrigoni Srl: Uno dei luoghi più confusionari di Verona, nonchè più visitati. Consigliato per i più giovani.




3 ) Bergamo

Tempi di viaggio: Bergamo :  
                             Milano  :  Viaggio con autobus  40 minuti
Ticket città con autobus: No
Costo approssimativo ( Ticket): 0.00€
Luoghi da visitare: Bergamo è conosciuta come la Città dei Mille anche se la sua storia ha radici molto antiche, che ricollegano la sua fondazione nel periodo Etrusco.
La città è suddivisa in due principali zone, la città bassa dove si possono trovare diversi svaghi e negozi, diversi i musei visitabile, come la Galleria d'arte moderna e contemporanea. 

La seconda parte è denominata Bergamo Alta (detta anche Città Alta o, in passato, la città, in contrapposizione ai borghi) è una città medioevale, circondata da bastioni eretti nel XVI secolo, durante la dominazione veneziana, che si aggiungeva alle preesistenti fortificazioni al fine di renderla una fortezza inespugnabile.
Bergamo è tuttora una delle quattro città italiane, assieme a Ferrara, Lucca e Grosseto, il cui centro storico è rimasto completamente circondato dalle mura che, a loro volta, hanno mantenuto pressoché intatto il loro aspetto originario nel corso dei secoli.
La parte più conosciuta e frequentata di Bergamo Alta è Piazza Vecchia, con la fontana Contarini, il Palazzo della Ragione, la Torre civica (detta il Campanone), che ancora oggi alle ore 22 scocca 100 colpi - quelli che in passato annunciavano la chiusura notturna dei portoni delle mura venete - e altri palazzi che la circondano su tutti i lati. Imponente, sul lato opposto al Palazzo della Ragione, il grande edificio bianco del Palazzo Nuovo che ospita la Biblioteca Angelo Mai.


Programma:

1°) Visita libera del centro cittadino, tra negozi e monumenti.

2°) Shopping all'Orio Center

3°) Visita di Bergamo Alta partendo da Piazza vecchia per giungere alla basilica di Santa Maria Maggiore

4°) Passeggiata notturna lungo le mura venete, per ammirare la bellezza della città nonchè della vallata su cui sorge Bergamo Bassa.

Palazzo della Ragione (Bergamo)

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Palazzo  Della ragione

La struttura, inizialmente chiamata Palazzo Vecchio, è situata nella Città Alta, ovvero nella parte racchiusa tra le Mura Venete. Posta frontalmente a Palazzo Nuovo, sede della Biblioteca Civica Angelo Mai, e lateralmente sia al Palazzo del Podestà che alla Torre Civica (conosciuta anche come Campanone), delimita il lato sud-occidentale di Piazza Vecchia, che per secoli è stata il centro politico della città orobica.

Il palazzo venne edificato al termine del XII secolo, tra il 1183 (data in cui venne siglata la pace di Costanza) ed il 1198, epoca in cui cominciarono a svilupparsi le prime realtà comunali all’interno del Sacro Romano Impero. Anche Bergamo non fu da meno, tanto da dotarsi di questo palazzo comunale citato come Palatium Comunis Pergami in documenti del 1198, che di fatto lo rendono il più antico palazzo comunale italiano [1]. L’edificio mantenne il ruolo di centro politico cittadino anche al termine dell’epoca comunale quando, con l’arrivo della Repubblica di Venezia nella seconda metà del XV secolo, venne ribattezzato Palazzo della Ragione e fu utilizzato come sede delle assemblee consiliari cittadine. Nel 1513 la struttura fu danneggiata da un incendio, venendo prontamente restaurata seguendo un progetto realizzato da Pietro Isabello. Anche al termine della dominazione della Serenissima, alla quale subentrò nel 1797 la napoleonica Repubblica Cisalpina, il palazzo mantenne le prerogative di centro politico cittadino. La decadenza istituzionale si verificò a partire dalla metà del XIX secolo quando né la dominazione austriaca né il neonato Regno d’Italia garantirono alla struttura un ruolo di rilievo. Soltanto a partire dalla seconda metà del XX secolo l’edificio venne coinvolto in un progetto di rivalutazione in chiave turistica, che ne ha permesso il ritorno agli antichi fasti.


Arrigoni Srl: Il punto cardine di Città Alta, un area di ampio respiro dopo una passeggiata nelle strette vie del borgo. particolare la fontana che si trova al centro della piazza, tra il Palazzo Vecchio e la biblioteca Angelo Mai

b)Basilica di Santa Maria Maggiore (Bergamo)

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Santa maria maggiore

La Basilica di Santa Maria Maggiore è una chiesa che si trova a Bergamo Alta, in piazza del Duomo. Edificata nella seconda metà del XII secolo, l'esterno conserva le linee architettoniche romanico-lombarde originarie, mentre l'interno è decorato in stile barocco (1500 e 1600).


La basilica è caratterizzata dalla mancanza di un ingresso centrale e della facciata, infatti questa è cieca in quanto faceva parete unica con l'antico palazzo vescovile. I quattro accessi alla chiesa sono tutti laterali.
Sul fianco sinistro, in piazza del Duomo, si apre la porta detta dei Leoni rossi con protiro di Giovanni da Campione e a sinistra di questa, a ridosso dell'abside, l'ingresso secondario. Tra le due porte sono infisse nel muro le antiche misure di Bergamo: il Capitium Comunis Pergami (cavezzo - 2,63 metri) e il Brachium (braccio - 53,1 cm) a cui i tessitori e i commercianti facevano riferimento.
A destra della porta si impone la Cappella Colleoni con la scalinata d'ingresso delimitata da una cancellata in ferro battuto. Sempre sulla destra, staccato, sul fondo della piazza, il battistero.
Il fianco meridionale apre su piazza Rosate con la porta, sempre con protiro di Giovanni da Campione, detta dei Leoni bianchi e a sinistra di questa, arretrata, la Porta della Fontana di Pietro Isabello.
L'interno della basilica conserva l'impianto romanico a croce greca con tre navate divise da pilastri che finiscono con un'abside, ma la decorazione ha subito notevoli modifiche nel XVII secolo secondo lo stile barocco grazie alla perizia degli stuccatori Giovanni Angelo Sala e del figlio Gerolamo.
Lungo le pareti e ai pilastri sono appesi degli arazzi, in parte eseguiti a Firenze (1583-86) su disegno di Alessandro Allori e in parte di fattura fiamminga (secolo XVI-XVII), che rappresentano scene della Vita di Maria.
Sopra l'arazzo che rappresenta la Crocifissione, eseguito ad Anversa nel 1698 su cartoni di Ludwig van Schoor, è il dipinto di Luca Giordano con il Passaggio del Mar Rosso (1681).
A sinistra dell'ingresso vi è il monumento sepolcrale del cardinale Guglielmo Longhi, di Ugo da Campione (1319-1320).
Sulla parete di fondo, il monumento a Gaetano Donizetti, opera di Vincenzo Vela (1855) e quello di Simone Mayr (suo maestro e già maestro di cappella in questa stessa Basilica) eseguito nel 1852 da Innocenzo Fraccaroli.
All'inizio della navata sinistra, un confessionale ligneo in stile barocco intagliato da Andrea Fantoni (1704).
Un Crocifisso del '300 pende sulla balaustra del presbiterio.































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